Ionorisonanza e osteoporosi: una nuova frontiera nel trattamento della salute ossea

Ionorisonanza e osteoporosi: un binomio sempre più discusso tra gli approcci innovativi per sostenere la salute ossea in età adulta e avanzata. In questo articolo esploriamo quando e come questa tecnologia può affiancare i percorsi terapeutici tradizionali.

Osteoporosi: cos’è e chi colpisce

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta densità minerale ossea (BMD) e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Questo rende le ossa più fragili e predisposte alle fratture, in particolare a carico di femore, vertebre e polso.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, interessa circa 1 donna su 3 e 1 uomo su 5 oltre i 50 anni, rappresentando una delle principali cause di disabilità nelle persone anziane.

Le fratture da fragilità osteoporotica compromettono fortemente la qualità della vita e comportano un impatto significativo anche in termini sociali, assistenziali ed economici.

Trattamento dell’osteoporosi: oltre i farmaci

Le strategie per il trattamento dell’osteoporosi includono:

  • Farmaci anti-riassorbitivi (bifosfonati, denosumab) o anabolici (teriparatide)

  • Integrazione di calcio e vitamina D

  • Esercizio fisico regolare, mirato al rinforzo muscolare e alla stimolazione del carico osseo

  • Terapie fisiche complementari, come la stimolazione elettromagnetica a bassa intensità

È in quest’ultimo ambito che si inserisce la ionorisonanza, con un potenziale ruolo nel supportare la rigenerazione ossea e ridurre la sintomatologia dolorosa.

Cos’è la ionorisonanza?

In ambito clinico, il termine ionorisonanza indica un insieme di tecnologie che impiegano campi elettromagnetici ultra-deboli, generati a frequenze controllate, per stimolare l’attività cellulare nei tessuti biologici.

Nella letteratura scientifica internazionale, questi effetti sono studiati soprattutto sotto la voce PEMF (Pulsed Electromagnetic Fields). Per chiarezza, in questo articolo utilizziamo “ionorisonanza” come definizione operativa che include i dispositivi a bassa intensità (ELF-EMF) usati a scopo terapeutico.

Perché la ionorisonanza può aiutare nei percorsi contro l’osteoporosi?

Diversi studi preclinici e clinici hanno indagato l’effetto dei campi elettromagnetici pulsati sul tessuto osseo, evidenziando benefici potenziali quali:

Stimolazione degli osteoblasti

Le cellule che costruiscono il tessuto osseo (osteoblasti) mostrano un aumento di attività in risposta a stimoli elettromagnetici controllati, con maggiore sintesi di matrice ossea e collagene.

2. Riduzione dell’infiammazione

La ionorisonanza può contribuire a modulare l’infiammazione cronica di basso grado, frequente nei soggetti anziani e coinvolta nel processo di riassorbimento osseo.

3. Miglioramento della microcircolazione

L’esposizione regolare a campi elettromagnetici può favorire il flusso sanguigno locale e l’ossigenazione dei tessuti, due aspetti importanti per il metabolismo osseo e la guarigione.

4.Supporto in riabilitazione post-frattura

In pazienti con fratture da fragilità, la ionorisonanza può essere utile per ridurre dolore ed edema, promuovendo un recupero più rapido in combinazione con fisioterapia ed esercizio graduale.

Quando è indicata?

La ionorisonanza può essere considerata nei pazienti con osteoporosi:

  • dopo una frattura vertebrale o femorale, durante il recupero funzionale;

  • nei casi di dolore cronico non specifico da fragilità ossea;

  • in associazione a terapia farmacologica, per potenziare gli effetti sistemici sul metabolismo osseo;

  • in percorsi di riabilitazione geriatrica integrata.

Nota bene: l’indicazione deve essere sempre valutata da un medico o fisiatra, in base al quadro clinico e alle condizioni generali del paziente.

Sicurezza e tollerabilità

Le tecnologie a base di ionorisonanza sono generalmente ben tollerate, non invasive e indolori. Le sedute durano dai 36 ai 90 minuti, si effettuano con il paziente vestito, e possono essere ripetute in cicli giornalieri per una durata tale da rispettare le indicazioni mediche e il piano riabilitativo.

Controindicazioni principali:

  • portatori di pacemaker o dispositivi impiantabili attivi;

  • gravidanza;

  • alcune forme di epilessia.

I dispositivi devono essere certificati, usati sotto controllo clinico e in conformità alle linee guida ICNIRP e al D.Lgs. 81/08 per la sicurezza in ambito sanitario.

Conclusioni: un’opportunità terapeutica da approfondire

La ionorisonanza, come tecnologia a supporto della medicina rigenerativa, rappresenta una nuova opportunità per migliorare il benessere dei pazienti osteoporotici. Sebbene non sostituisca i trattamenti farmacologici convenzionali, può integrarsi efficacemente nei programmi riabilitativi, soprattutto nella gestione del dolore e nella fase post-frattura.

Il suo impiego richiede valutazioni individuali, competenza clinica e protocolli condivisi, ma le evidenze disponibili aprono la strada a una maggiore personalizzazione delle cure nei soggetti fragili.

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Per approfondire sulla ionorisonanza leggi anche la pagina dedicata

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